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IL CRISTO REDENTORE

Arrivato a Maratea nel 1953 per avviare attività industriali, il biellese Stefano Rivetti di Val Cervo concepì l’idea di sostituire una croce commemorativa, che si ergeva nel punto più alto del Monte San Biagio, con un grande monumento al Cristo Redentore.

 

L’allora Consiglio Comunale ne approvò la costruzione, il progetto venne affidato allo scultore Bruno Innocenti, docente presso l’istituto delle belle arti di Firenze, così i lavori ebbero inizio nel novembre 1963 per concludersi nei primi mesi del 1965.

 

Il Cristo Redentore entrò così nel panorama artistico di Maratea, acquistando fin da subito il ruolo di protagonista, ed è oggi uno dei simboli più conosciuti di Maratea. Appare mediaticamente nei loghi e nei simboli di molte associazioni marateote, prima tra tutte la locale Pro Loco, ed è spesso ritratta nelle opere letterarie e cinematografiche ambientate nella cittadina lucana.

 

 

Proprio sotto le spalle della statua è posta una piccola lapide, con caratteri in rilievo, che recita l’epigrafe:

Deo Gratias Agens / Stephanus Rivetti / Valcervus Comes / Hoc Simulacrum / Posuit / A. D. MCMLXV »

« Fautore della grazia di Dio / Stefano Rivetti / conte di Val Cervo / questo simulacro / pose / anno del Signore 1965 »

 

 

La statua è alta, dai piedi alla cima della testa, 21,13 metri.

L’apertura delle braccia arriva a 19 metri circa.

La testa misura 3 metri di altezza.

Il peso è stato calcolato aggirarsi intorno alle 400 tonnellate.

 

Il volto del Cristo Redentore è vistosamente differente dalla classica iconografia di Gesù: i capelli sono corti e la barba è appena accennata. Le braccia sono spalancate in un gesto che richiama la preghiera del Padre Nostro, con il braccio destro leggermente più in alto di quello sinistro.

 

 

L’artista Bruno Innocenti fu attento a far sì che la figura della statua non costituisse un corpo estraneo nell’ambiente circostante, ma anzi si amalgamasse il più possibile con il panorama. Anche il colore e le linee architettoniche non furono create in modo arbitrario, ma anzi richiamano elementi della natura marateota.

 

In una sua opera “A proposito dello stile della statua” scrisse:

“Il candore della materia che la comporrà potrà richiamare alla mente le note di bianco su cui martella il mare nelle molteplici insenature dei golfi vicini, dove i bianchi ghiaioni contrastano fortemente con il colore incomparabile di questo mare e con il verde lussureggiante delle pendici digradanti. E le linee di forza della statua mi sono state evocate dalle possenti torri costiere qui disseminate come fari”.

IL CENTRO STORICO

Il Centro storico di Maratea sorge sul versante settentrionale del monte San Biagio, arroccato intorno alla figura della chiesa di Santa Maria Maggiore, detta anche Chiesa madre, e circondato da un fitto carpineto.

Questo abitato nacque tra il X secolo d.C. e l’XI secolo a causa di un forte aumento della popolazione di Maratea di Sopra.

 

Sebbene la parte più antica conservi un impianto architettonico molto simile a quello del Castello, caratterizzato da vicoli stretti e angiporti, la zona di epoca rinascimentale ha caratteristiche più cittadine, con larghi e piazze che si intervallano a scalinate e stradine.

Quasi tutte le piazzette ospitano una chiesa o una piccola cappella.

Le piazze più grandi, come piazza Buraglia e piazza Vitolo, sono ancora oggi i principali punti di aggregazione sociale.

 

Il Centro Storico si può considerare anche il cuore culturale del territorio, in quanto vi si trovano molte delle 44 chiese di Maratea e durante la stagione estiva vi si tengono mostre e varie manifestazioni ed attività culturali.

L’ISOLA DI SANTOJANNI

L’area archeologica dell’isola di Santo Janni è un sito di archeologia subacquea.

L’area si è rivelata ospitare il più grande giacimento di ancore e anfore di epoca romana del Mar Mediterraneo sinora esplorato.

 

Gli esemplari rinvenuti sono oggi esposti al museo di Palazzo De Lieto a Maratea.

Nel corso degli scavi archeologici sono stati inoltre riportate alla luce una serie di vasche in cocciopesto, di epoca romana, adatte alla macerazione del pesce utilizzato nella preparazione del “garum”, un famoso ingrediente tipico della cucina degli antichi romani, e una serie di vasche d’allevamento nella zona a sud dell’isolotto.

Tali manufatti fanno pensare a Maratea come uno dei più importanti “centri produttivi” di questo alimento di tutta la costa tirrenica.