La Chiesa del Rosario

Nei pressi di piazza Europa, a poca distanza dal centro storico, la chiesa del Rosario si caratterizza per le linee architettoniche semplici del portico e della cupola emergente con i suoi anelli di tegole. Inquadrata nell’ampio piazzale di Largo Monastero, offre la vista di una particolare e suggestiva quinta, resa monumentale dall’annesso convento De Pino.

Dal 1574 al 1866 il complesso monastico fu tenuto dai frati minori osservanti, mentre attualmente è sede dell’educandato De Pino Matrone Iannini, gestito dalle suore del Monte Calvario. La chiesa, di recente restaurata, è formata da un’unica navata con ai lati nicchie, altari e due ampie cappelle patronali. Arricchita da settecenteschi stucchi rappresentanti cartigli, composizioni floreali e angeli, presenta alle pareti dei lati dell’ingresso le pietre tombali raffiguranti le antiche confraternite operanti nella chiesa, gli stemmi di alcune famiglie nobili quali I Ventapane, i Ginnari e i Giordano, e uno stemma della città di Maratea con le tre torri datato 1575.

Al soffitto si possono ammirare le grandi tele commissionate dalla corporazione dei Casadoglio (venditori di olio e formaggi) nel 1715 al pittore napoletano Gaetano Cusati, vicino alla scuola del Solimene, rappresentanti l’Assunta tra San Francesco e San Biagio, Santa Caterina da Bologna e Santa Chiara. Nella prima cappella si può ammirare anche la tavola cinquecentesca raffigurante la Madonna del Rosario con piccole scene della vita di Cristo, seguita, nella successiva nicchia, dalla raffinata tela rappresentante la Porziuncola di San Francesco, dipinta nel 1678 da Giuseppe Trombatore. Di alto pregio artistico sono infine la tela raffigurante La Madonna del Soccorso e Santi, di ignoto pittore del XVI secolo, il dipinto della Vergine e il Miracolo di Soriano, del XVI secolo, i dipinti su tavola con le Storie e I miracoli di San Francesco di Sales, del XVII secolo, di autore sconosciuto. Opera di ignoto artista napoletano è il dipinto su tela della Madonna con I Santi Crispino e Crispiniano, mentre è dipinta nel 1730 dal pittore Andrea D’Aste la tela dedicata alla Madonna Addolorata. E’ firmato da Domenico Supica il dipinto che rappresenta la Vita della Madonna, e da Matteo Simonelli, della scuola del napoletano Luca Giordano, il dipinto della Madonna del Carmine con Santi. Non mancano testimonianze della produzione scultorea lucana e campana tra cinquecento e settecento, ben rappresentate dalla piccola statua della Madonna del Carmine, in alabastro, datata 1695, da una scultura in legno dipinto raffigurante San Francesco d’Assisi, dal seicentesco Crocifisso in legno dipinto, da un San Pasquale di Baylon, di fattura napoletana, e da una scultura in legno raffigurante Santa Francesca di Chantall, datata 1754, firmata da Gennaro Colucci. Risale ai primi del ‘600, ad opera di intagliatori lucani, il coro ligneo retrostante il settecentesco altare maggiore decorato con intarsi di scagliola dipinta. L’intradosso della cupola è affrescato con scene rappresentanti I quattro Evangelisti, realizzate da Angelo Galtieri da Mormanno nel 1721.